Durante la più importante kermesse italiana, rimasto a bocca aperta come tutti i miei connazionali per la sorprendente performance di Nek, non ho potuto fare a meno di notare – oltre a QUEGLI OCCHI – il testo della più bella canzone del 2015 (a chi sostiene il contrario, l’onere della prova). La mia impressione – la dico veloce veloce – è che Fatti avanti amore di Filippo Neviani sia una buona approssimazione in un testo di musica leggera dell’etos cattolico. In quanto malato psichiatrico inizialmente ho attribuito la scoperta della correlazione a una mia inferenza personale – dovuta al mio delirio di onnipotenza che mi vuole protagonista di tutte le cose che succedono nel mondo: la mia riscoperta fede in Cristo era l’unica chiave per spiegare il significato delle liriche del cantante di Sassuolo. O meglio: Nek ha scritto una canzone sull’amore cristiano perché io lo sono diventato. Così ho fatto il solito errore che mi accompagna dall’infanzia: ridurre le mie intuizioni geniali a farneticazioni da psicolabile, delle quali doversi preoccupare e/o sentirsi in colpa.

Poi scopro che tutto sommato non c’ero andato lontano.

La messa della domenica è la celebrazione di una morte – noi di Sergio&Peppe parliamo da anni di offrirsi liberamente alla propria passione, anche se con parole diverse – che avviene ogni settimana. Un appuntamento fisso.

La morte come appuntamento fisso e come prospettiva di rinascita è l’unica parola – libera e liberante – che voglio accettare nella mia vita presente e futura.

Il resto è Il Volo.

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